Il passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria

a cura della dott.ssa Barbara Pasini, psicologa psicoterapeuta

L’ingresso alla scuola primaria coincide con il completamento di un processo di crescita, un processo che porta il bambino al passaggio da un mondo soggettivo a un mondo basato su una realtà oggettiva governata da regole condivise, in cui lui dovrà compiere uno sforzo di adattamento, adeguandosi a ciò che la nuova realtà gli richiede.

E’ un passaggio molto delicato da seguire con un atteggiamento rassicurante e fiducioso, aiutando il bambino ad assumersi le sue responsabilità quali il rispetto degli orari, regole, avere cura del materiale scolastico e i primi compiti

E’ un po’ come uscire dal confine protetto della propria casa, da solo, con il proprio bagaglio costruito nei precedenti 5 anni, e avventurarsi verso un mondo nuovo, verso la crescita e quindi verso la vita, con le sfide ed i suoi tischi. Un percorso nuovo e sempre carico di emozioni, un percorso in cui i ricordi del vecchio sentiero ci possono fare compagnia e aiutare.

Non dimentichiamoci che il bambino è uscito da soli tre mesi dalla scuola materna, durante la quale il principale lavoro del bimbo era giocare: a settembre si trova immerso, invece, in una realtà completamente diversa, con grembiuli, banchi, matite e nuovi compagni, e nuovi insegnanti.

Il bambino in generale dovrebbe essere pronto ad affrontare questa nuova realtà, perché è intorno ai 5-6 anni che raggiunge una sufficiente autonomia personale, sa controllare la sua istintualità, ha consapevolezza di se stesso e degli altri, ma soprattutto comincia a sperimentare il piacere verso gli apprendimenti e il desiderio di conoscere nuovi contenuti e nuove realtà.

Naturalmente , questo passaggio presuppone che il bambino abbia gia acquisito negli anni passati un certo bagaglio di competenza, in termini di capacità motoria, capacità visiva ed uditiva, padronanza del linguaggio, capacità di prestare e mantenere l’attenzione e la capacità di associare simbolicamente.

A quest’età il bambino ha già imparato ad entrare in relazione con gli altri riconoscendo e rispettando i suoi e altrui “confini” oltre alle regole del gruppo.

Nasce, nel bambino, una nuova consapevolezza di ottenere l’apprezzamento e l’approvazione degli altri, però nello stesso tempo si aggiunge il dubbio, il timore di no piacere e di sbagliare.

La consapevolezza del nostro successo è spesso accompagnata da rabbia ed inquietudine improvvisa, di cui non sempre gli adulti comprendono le cause. Il bambino che fino ad ora è cresciuto con cure, rassicurazioni, sorveglianza, e regole, inizia ad avvertire dei momenti in cui si sente meno protetto. Gli scontri ed i conflitti aprono la strada ai primi contatti e costringono i bambini a prendere coscienza degli interessi e dei desiden’ degli altri.

Di solito i bambini vivono con naturalezza ed orgoglio l’ingresso alla scuola primaria, che per loro significa il passaggio alla scuola dei “grandi”, ma nel momento in cui si trovano nella nuova realtà, potrebbero sentirsi un po’ spaesati da regole e attività diverse da quelle a cui erano abituati.

In questa fase, una partita importante la giocano gli insegnanti, che devono informare in modo completo gli allievi sulle novità presenti, su quel che ci si aspetta da loto, ma anche su spazi e tempi dedicati al gioco e alla ricreazione, che per loro rappresentano un ponte rassicurante di continuità con il passato. Quindi cercare di creare un “buon incontro” con la scuola spetta agli insegnanti, ma a partire anche da come i genitori vivono questo passaggio e quanta fiducia mettono nelle nuove insegnanti di riferimento.

Inoltre, il genitore ha ancora un compito più complesso, quello del trasmettere un buon esempio per i propri figli, rispettando regole e orari. La regola è per gli adulti, poi successivamente diventa per il bambino. Non possiamo pensare che un bambino si accomodi facilmente a rispettare una regola, come per esempio quella di non dire parolacce, quando noi siamo i primi a dirle. E’ solo vedendo che anche noi siamo assoggettati a delle regole di convivenza e rispetto, che possiamo superare il difficile compito dall’insegnamento di certi principi educativi.

Prendendo tutto nell’insieme, viene facile comprendere come nei primi tempi di scuola i bambini possono presentare delle difficoltà nell’adattarsi alla nuova realtà.

Possono iniziare a presentare fenomeni regressivi e piccole manifestazioni d’ansia, come risvegli notturni improvvisi, enuresi, tic (ad esempio la chiusura ripetuta degli occhi): si tratta in genere di fenomeni transitori, che non devono allarmare eccessivamente, poiché tendono a risolversi spontaneamente quando il bambino acquisisce sicurezza nella nuova situazione. Se però tali manifestazioni diventano persistenti, potrebbero segnalare un disagio più profondo, legato in qualche modo alle figure di riferimento. Spesso, questo passaggio alla scuola primaria è vissuto dai genitori stessi con grande ansia che il bambino percepisce. I genitori possono viversi questo passaggio come una perdita del bambino che cresce, che si separa e prova piacere nell’investire le sue energie psichiche al di fuori della relazione con i propri genitori. A sua volta, il bambino percepisce questa difficoltà dei genitori e può vivere l’ingresso in modo più difficoltoso.

Fondamentale è avere fiducia nelle risorse del proprio figlio, credere nelle sua capacità di affrontare le difficoltà.

Una famiglia che accompagna in maniera positiva il proprio bimbo durante il primo periodo di scuola, rassicurandolo, sostenendolo e scommettendo ogni giorno su di lui e con lui, insieme a delle insegnati che si spendano per creare un “buon incontro” con la scuola, è una famiglia vincente, che saprà superare le difficoltà iniziali salvaguardando il benessere dei propri piccoli e la relazione con loro, li spingerà a godere della scuola e a trarne divertimento.